ACTES 8
MANIFESTO DELL’ATENEU ENCICLOPÈDIC
Il patto del silenzio imposto dalla cosiddetta Transizione spagnola creò un ambiente di ostracismo verso entità come l’Ateneu Enciclopèdic Popular che, fondato nel 1902 da libertari amanti della lettura come Josep Tubau e Eladi Gardó, contarono con il supporto incondizionato di Francesc Layret, Lluís Companys, Lluís Bulfi ed altri operai ed intellettuali di estrazione popolare con un grande impegno pedagogico e allo stesso tempo rivendicativo verso la società.
Durante i primi trent’anni del XX secolo l’Ateneu diventò un punto di riferimento della cultura e dei movimenti sociali del popolo di Barcellona, arrivando a contare nella decada degli anni ’10 e ’20 con più di 20.000 soci ed innumerevoli sezioni che proponevano una grande varietà nei metodi di apprendimento e nelle relazioni umane, tutte orientate a fomentare il collettivismo. Durante questo periodo l’Ateneu acquisì un grande patrimonio umano e materiale, come dimostrato dall’edificio (4 piani più pian terreno) del carrer del Carme 30, un appartamento nel carrer Sant’Anna, così come il terreno all’angolo tra la Rambla e il carrer Pintor Fortuy (dove oggi sorge un hotel) ed inoltre il chalet de la Molina, requisito dai falangisti dopo la Guerra Civile Spagnola ed oggi occupato dalla Generalitat della Catalogna.
Inoltre non bisogna dimenticare che in questo periodo vi parteciparono attivamente personalità della cultura catalana come Joan Salvat-Papasseit, Joaquím Maurín, Víctor Colomer, Manuel Ainaud de La sarte, Joan Bastardas, Jaume Aiguader, Josep Mª de Sucre, Joan Amades, Ángel Pestaña, Salvador Seguí, ecc.
Dopo il disastro della guerra, il 26 gennaio del 1939 l’esercito franchista occupò la città di Barcellona. Le truppe fasciste sfogarono la loro ira dando fuoco e distruggendo la biblioteca e i documenti d’archivio ubicati nella sede dell’Ateneu di carrer del Carme nº 30. Senza dubbio le truppe franchiste avevano imparato la lezione che dal principio aveva imposto il Generale Emilio Mola “Hay que acabar con la cultura obrera” ed il Generale Millán Astray “Viva la muerte”.
Una volta giunto il tempo del silenzio, l’Ateneu Enciclopèdic Popular (A.E.P.), come tanti altri collettivi soffrì esilio, carcere e morte. Nel periodo successivo alla guerra il franchismo tentò di sterminare la cultura proletaria. La paura regnava in tutte le case e la gente non osava parlare dei propri ricordi.
Con la morte del dittatore e il ritorno della democrazia nel nostro paese, un gruppo di vecchi ateneisti e di giovani inquieti poco a poco recuperammo di nuovo lo spirito ateneista di un’entità appartenente alla città di Barcellona come fu l’AEP. Così nel 1977 rinasceva l’Ateneu Enciclopèdic Popular, pronto a riscattare non solo la memoria dell’Ateneu, ma anche quella di un intero popolo che aveva lottato contro il fascismo e che in certi momenti era stato in grado di vincere il nemico.
Da allora l’AEP ha sempre organizzato le sue attività con l’intenzione di riscattare la memoria del popolo dalle sue radici, per portare avanti il suo ruolo di Università Popolare. In tutto questo periodo la sua biblioteca, emeroteca e il suo fondo documentario (attuale Centre de Documentació Històrico-Social) è diventato uno dei più importanti centri di documentazione sul movimento operaio in territorio spagnolo. Parallelamente ha organizzato una serie di attività attraverso conferenze, dibattiti, esposizioni itineranti, recital di poesia, collaborazioni con mezzi di comunicazione nazionali ed europei per l’elaborazione di documentari audiovisivi, di esposizioni,…con l’obiettivo di riscattare la memoria silenziata della cultura del nostro popolo.
Nonostante l’evidente sforzo degli ateneisti, sempre senza scopo di lucro e con delle risorse molto limitate, sia nella nostra tappa nel carrer Montalegre nº5, che nell’attuale sede nel Passeig de Sant Joan nº26, il nostro lavoro è sempre stato carico di generosità per recuperare quella che era stata la nostra storia come popolo; perché sapevamo, e sappiamo, che per proiettarsi verso il futuro è indispensabile conoscere il nostro passato.
E così, cent’anni dopo, l’idea dell’Ateneu Enciclopèdic è sempre la stessa: diffondere la cultura popolare in un mondo in cui la formazione morale dell’essere umano è stata sostituita dalla macchina capitalista.
Ora, dopo ben 30 anni di questa lotta impari, quando sembra che ci siano importanti settori sociali disposti a riscattare la memoria di un paese, consideriamo opportuno tornare ad insistere sul fatto che non dobbiamo fermarci alla restituzione dei cosiddetti Papers de Salamanca, bensì riteniamo che entità come l’Ateneu Enciclopèdic Popular meritino la stessa considerazione che già hanno ottenuto buona parte delle organizzazioni, persone, partiti e sindacati, vittime del franchismo, ai quali è stato restituito parte del patrimonio. Non è stato così nel caso dell’Ateneu Enciclopèdic Popular.
Per tutte queste ragioni riteniamo che le persone attualmente al potere dovrebbero restituire il patrimonio agli ateneisti di oggi, soprattutto tenendo in conto che gran parte delle biblioteche, teatri e vari luoghi di riunione e di dibattito furono costruiti con il sacrificio ed i contributi di migliaia di ateneisti delle classi popolari.
Maggio 2006
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